
E intanto che ci siamo anche un test di canto dell'Inno di Mameli e una prova di tifo della nazionale di calcio. Se supererete tutto questo, allora forse, nonostante siete nati sul sacro suolo della nazione, sarete italiani. Nel frattempo avrete fatto tante lunghe file per rinnovare il permesso di soggiornare in Italia. Per diciotto anni non potrete immaginarvi né poliziotti né giudici. Né giornalisti né sindaci. E se sarete insultati o offesi perché considerati dei diversi, il vostro coetaneo potrà giustificarsi rispondendovi che l'ha sentito in tv da zia Santanchè o da zio Calderoli. Insomma, benvenuti nel Paese della civiltà dell'accoglienza cari miei Samir e Chen.
Vi dico subito che la vostra unica speranza sarà in un bravo parroco del vostro oratorio o in una delle tante maestre dalle ampie vedute. Un paese, il nostro, che regredisce giorno dopo giorno senza nemmeno accorgersene ignorando volutamente un presente che è mille volte diverso dal recente ieri e che ci riserverà un domani ancora più diverso. Un Paese che conosce ogni giorno la nascita di nuovi cittadini destinati a vivere da stranieri nel Paese loro destinato e di cui inevitabilmente si sentono di appartenere. E allora a cosa serve una politica che non riesce a emarginare gli imprenditori della paura e gli istigatori all'odio nei confronti del diverso. Samir e Chen sono figli della nostra società e abbiamo il dovere di considerarli tali riconoscendo loro il sacrosanto diritto di cittadinanza nel Paese dove hanno avuto la fortuna (o la sfortuna) di nascere. E se loro, insieme ai loro genitori, si sentiranno accolti e riconosciuti come normali cittadini, la loro migliore risposta sarà l'amore ancora maggiore per un paese che non ha ceduto alla tentazione di discriminarli e di umiliarli come ora invece stiamo continuando a fare per milioni di donne e uomini.
Persone che lavorano nelle nostre case, nelle fabbriche e a raccogliere sottopagati frutta e verdura nelle nostre terre. Nonostante tutto ciò, continuiamo a metter loro i bastoni tra le ruote, approfittando di ogni cavillo per destabilizzare la loro stabilità, accrescere la loro ansia e evidenziare a caratteri cubitali la loro diversità, per alcuni inferiorità, rispetto a noi. Magari i loro genitori si sentono anche legittimante ancora ospiti. Ma Samir e Chen non accetteranno più di essere additati come stranieri. E allora i due zii B&B saranno costretti a dar loro una spiegazione. In un italiano corretto e ripassandosi bene i valori della Costituzione.
03 gennaio 2010
Certo che se vivessi in Giappone o in Cina, e ne assorbirsi la cultura, potrei vantare il diritto di essere considerato cinese, o giapponese.
E' il minimo che ci si aspetta da una civiltà evuluta.
I romani romanizzarono il bacino del mediterraneo e che tu fossi Africano, Asiatico, Celta o Bretone eri un cittadino romano appartenente ad una cultura avanzata e civile che condividevi con altri senza dimenticare le tue origini.
Questa capacità di accogliere fu la fortuna di Roma e dell'impero Han(ma magari, per esempio, il signor Giovanni non sa dove sia l'impero Han).
Non è forse l'assimilazione indolore la dimostrazione della superiorità di una cultura?
Se a noi non riesce, forse, dovremmo iniziare a pensare che la nostra civiltà non è cosi avanzata come vorremmo pensare
...anche perche' Africa e' un continente e non uno Stato sovrano con relativa cittadinanza, Giovanni.
Per il resto mi pare tu confonda il concetto di cittadinanza, un insieme di diritti e doveri, con quello di tribu, legato al sangue ed alla terra.
Se il cittadino straniero in Italia ha dei doveri, tra cui il pagamento delle tasse o il sottoporsi all'estenuante ed umiliante processo per il rinnovo del permesso di soggiorno, qualche diritto lo dovra' pure avere. Se per 5, 10, 15 anni lavora e paga le tasse, forse non dovremmo essere tanto pidocchiosi nel concedergli la cittadinanza italiana, qualora lo desideri. Cosi' come dovremmo considerare italiani a tutti gli effetti, inclusa la cittadinanza, ai suoi figli che studiano e crescono con i figli di chi italiano lo e' per nascita.
Spiace vedere che il nostro Paese, apparentemente intriso di principi e valori cattolici, possa sfornare emblemi di ottusita' umana come te.
Saluti.
Giovanni, vergognati!!
Per ignoranza poco tempo fa pensavo che nascendo sul suolo italiano si fosse italiani a tutti gli effetti... forse era ignoranza o forse anche un po di speranza. Non capisco cosa intenda Giovanni con avere un legame con questa Nazione che si perde nella memoria... L'Italia è unita da 160 anni e c'è chi la vuole dividere, i "padani" si sentono "padani" e non italiani, si dice "Roma ladrona" e si fa il dito all'Inno di Mameli... perchè noi "italiani da generazioni" non rispettiamo il nostro Paese? Come si fa a dire che una persona nata e che quindi crescerà in quel Paese non abbia il diritto di sentirsene legato? Come facciamo a dire noi che "loro" non possono essere italiani? Magari quando un bambino di colore nato in Italia canta il nostro inno lo sente di più di un calciatore italianissimo che decide de entrare in nazionale per convenienza... Ci sono dei ragazzini di colore nel mio paesino che parlano dialetto meglio di me, come si fa a dire che non sono italiani?! "voi non avete alcun diritto , se non quello che gli italiani vi concedono"? Ma stiamo scherzando? Ma chi ci crediamo di essere, l'onnipotente? Ogniuno deve avere i diritti che una società giusta concede. L'altra sera parlavo con un mio amico che dice di votare PDL perchè ritiene più giusta la libertà che non l'uguaglianza, che dice che noi "comunisti" auspichiamo... Io mi chiedo, ma libertà e uguaglianza non possono coesistere? Non si puù essere considerati liberi e uguali allo stesso tempo? Ogni persona dovrebbe essere libera di andare dove vuole ed essere accolta come qualsiasi altra persona che già prima era in quel luogo. Che libertà è garantita da chi dice che non è giusto dare la cittadinanza a un bambino nato sul suolo del Paese o che mette un tetto massimo per gli alunni stranieri? Allora si che dico di preferire l'uguaglianza, forse essendo considerati tutti uguali acquisiremo la libertà di poter fare tutte le cose che fanno gli altri.
Non mi pare che a Rosarno ci sia la Lega. E la Calabria è una regione guidata dal PD. Per cui, cari,compagni, prima di scomodare la retorica, occupiamoci dei nostri problemi che ne abbiamo tanti. Il resto è solo cinismo pre-elettorale che io trovo francamente abominevole.
Giovanni, a seguire la tua mentalità Rudolf Giuliani sarebbe ancora lì a New York a vendere pizze margherita e Barack Obama sarebbe a vendere hamburger fuori da qualche stadio di Chicago .. svegliati che il mondo è cambiato da un pezzo .. e se ci sono africani bianchi (vedi il Sud Africa) è perchè c'è stata un'inevitabile contaminazione, a volte anche forzata come il caso dei colonialisti
B&B ED I LORO ACOOLITI SI RICORDINO CHE SIAMO TUTTI FIGLI DI UN UNICO DIO.PER CUI I NEONATI IN ITALIA DEVONO AVERE IL DIRITTO AD ESSERE CONSIDERATI ITALIANI A TUTTI GLI EFFETTI, QUINDI CI VUOLE LA LEGGE SULLA CITADINANZA ORA E SUBITO. SE ESSI NON LA VOGLIONO VUOL DIRE CHE SONO RAZZISTI E NON SI SENTONO FIGLI DEL MONDO E DI UN UNICO DIO . CIAO DA EDO
Voi qui non avete alcun diritto, se non quello che gli Italiani vi concedono.
Essere Italiani non è un mero vivere o nascere in questa terra, la Nostra terra, ma essere figli dei padri che avevano padri figli di padri, il cui legame con questa Nazione si perde nella memoria, le cui tracce riposano nel sangue che ci scorre nelle vene.
Io non diverrei certo africano o cinese per il solo motivo di vivere in Africa o in Cina, né lo sarei se vi fossi nato per sbaglio.
Non sarà un documento a rendervi Italiani e molti di noi lotteranno perché questo documento non vi sia mai dato.
" Ben venuti in Italia signori ,
qualunque possa essere la vostra provenienza e indistintamente dal vostro credo ".
Meglio tornare alla realtà , torniamo ad oggi dove i diritti vengono somministrati con un contagocce , dove le riforme complicano un già duro processo di integrazione e dove la libertà di culto diventa una questione di " igiene ".
Per essere italiani non serve solo un esame e un giuramento verso l'istituzione e la bandiera , essere italiani è una forte volontà interiore che porta al patriotismo e all'unione di culture e accresce il sapere del popolo.
Forse non basta un sentimento di appartenenza alla nazione , è veramente necessario possedere in tutto o in parte caratteristiche comuni di lingua, cultura, religione, usi e tradizioni?
Coltivare per diciotto anni il forte desiderio di appartenere ad una nazione , diciotto anni di rifiuti e dinnieghi , anni dove non sei ancora leggitimato a cantare l'inno di Mameli ; un periodo transitorio dove riflettere se effettivamente serviva tutto questo tempo per riconoscere che sul certificato di nascita viene riportato un Comune italiano.